Quando un muro non basta a sorreggere la volontà di amare.
di Simo | Fantasian5sensi | 15 gennaio 2025

Lunghi giorni di assenza e molte cose da dire mi hanno portato ad iniziare questa settimana scegliendo di parlarvi di qualcosa di estremamente delicato per molte persone, una vita incerta ancora nel bel mezzo delle montagne russe, esseri umani che soffrono insieme combattendo contro chi non riescono a vedere: se davvero “l’esperienza insegna”, quando si parla di salute, cosa dobbiamo imparare esattamente?
Dal punto di vista di chi non ha una professione affine alla medicina e che quindi, può rimanere “solo” inerme ai cambiamenti repentini del tempo immersi nel dolore o al decorso delle malattie più gravi, esiste un modo per costruire un riparo sicuro che si prenda cura almeno i sentimenti? Quanto tempo occorre per costruirlo? A quale prezzo? Ma soprattutto, è taglia unica?
Quando qualcuno che conosci viene da te, e ti comunica di avere una grave malattia, in questo caso, il cancro è “semplicemente” straziante, ti lacera angoli di te che nemmeno conoscevi, ti fa diventare piccolo, piccolo.
Quel giorno, anche attraverso un dispositivo elettronico avrei potuto vedere chiaramente le sue emozioni, che influenzavano le mie come un treno in corsa: camminava lentamente verso di me, con quell’espressione, stranamente cupa e seria che non avrei creduto di potergli vedere addosso nemmeno in un milione di anni, si avvicina e si siede in un silenzio eviscerale, a quel punto sono io a chiedermi se non ho bisogno di sedermi.
Lo faccio, ed è stato meglio così, perchè dopo lo shock iniziale, devi rimboccarti le maniche, puoi solo stare vicino a questa persona, cercare di capire di cosa ha bisogno, sostenerla nei momenti più critici e provare a infonderle coraggio, anche quando tutto sembra perduto. Faccia a faccia tu sorridi, perchè non puoi permetterti che sia la persona malata a consolarti, tu aiutala, perchè questa persona adesso non puo più fare da sola tutte le cose che faceva prima, anche le più basilari, tu rispondi, perchè se ti chiama vuol dire che ha bisogno di te, tu rispondi, perchè potrebbe essere l’ultima volta che senti quel suono leggero che ormai era diventata la sua voce.
Fa male.
Costantemente.
Superi il lutto, vai avanti e vivi al passo coi tempi ma il dolore rimane immutabile.
Il tempo non ti è amico.
Avere, fin dall’inizio, la consapevolezza di come sarebbe stata la fine, nel momento in cui sarebbe arrivata, non prepara comunque a quello che deve succedere e ora che, all’improvviso, la pellicola si è riavvolta, non riesci a non pensare che l’esperienza ti ha già portato via pezzi di te, nonostante non sia tu ad averlo vissuto in prima persona, ma la tua empatia ti ha garantito la stessa sofferenza e la stessa apatia verso il prossimo, tanto da aver eretto un alto muro fra te e il resto del mondo: è davvero come “dover” iniziare da capo, ripercorrere tutto, spaccare di nuovo la tua anima e poi ti chiedi se sarai davvero in grado di rifarlo, con quali forze? Con tali dubbi nella mente, posso davvero aiutare il prossimo?
Perchè niente è più come prima e tu non sei più la persona che eri allora.
La prima volta hai agito di istinto, semplicemente in momento di difficoltà hai fatto quello che ti sentivi di fare, senza nemmeno pensare ma, col senno di poi, e questo nuovo colpo secco tra capo e collo, è così sbagliato chiedersi quante energie ti rimangono? La volontà di agire è forte e, già, mi sta accompagnando fino all’arrivo anche questa volta, ma anch’ella ha bisogno di sostentamento costante, qualcosa che adesso non so più comprendere. Provando empatia, cosa fareste voi? In che modo provereste a portare coraggio?
Queste situazioni non sconvolgono solo il paziente in cura, ma anche tutti coloro che gli stanno vicino e solo chi ha vissuto momenti come questi che può comprendere veramente lo stato d’animo prima, durante e poi, con tutte le conseguenze specifiche di ogni caso. Da quando l’ho vissuto, in particolar modo, ho cercato sinceramente di portare conforto come potevo a chiunque, non solo attraverso le mie poesie, ma ho recentemente compreso una cosa importante: in questo processo, inconsciamente, ho dimenticato una persona, me.
Non è un nuovo eclatante evento, in realtà, non sento la necessità di attaccare striscioni, spargere volantini o urlarlo al mondo, ma almeno sto imparando nuove cose sulla mia persona e lo sto facendo mentre mi avvicino piano piano, con fin troppa cautela, ad un mondo da cui avevo preso le distanze, un mondo in cui c’è da soffrire, ma è anche un mondo che non posso evitare per sempre.
Se fosse per il bene altrui, indistintamente dal vostro legame, andreste incontro a qualcosa di molto pericoloso per voi?
Come essere umani in un grande ciclo, uguale per tutti, quanto siamo in grado di metterci seriamente in gioco nei momenti più difficili? Quanto contano le eccezioni?
Sorrisi in riva al mare
Sole
candido e lucente,
brilla alto
in un cielo senza nuvole,
acqua salata
che si infrange
sulle rive lanciando
piccoli sassi,
bizzarre conchiglie,
o piccoli animaletti,
strani e morbidi,
che lasciano cicatrici.
Melodioso rumoreggiare
di onde sulla sabbia,
felicità in occhi
veri e cristallini,
che si chiudono sereni,
cullati dal dolce calore
di potenti raggi:
sogni infiniti
per un lungo viaggio.
Simona Vanzi
Concludo con questa poesia, tratta dalla mia raccolta "Emozioni Silenziose", con la speranza di lasciarvi in una riflessione.
Fantasiain5Sensi
Spaccato di vita.
- L’Infinito Mosaico delle Esistenze: Perchè le Persone sono la Nostra più Grande Curiosità?
- L’Accessorio da non Dimenticare: il Rispetto.
- Il Mercato delle Emozioni: Vendo Frammenti di Lacrime Dolci.
- La Luce Nascosta tra le Righe: Il Viaggio di Simona Vanzi nella Poesia.
- Lo Specchio Infranto: Coltivare la Vita in un Deserto Arido.
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