La Luce Nascosta tra le Righe.

Il Viaggio di Simona Vanzi nella Poesia.

La Nazione – Cronaca

A distanza di una settimana dall’articolo su La Nazione, in collaborazione con @paese24, vorrei fare alcune riflessioni.

Quanti possono affermare di sentirsi veramente sé stessi?

Chi lo è?

Quanti vorrebbero cambiare le cose?

Quanti rimangono inermi con quella sensazione di soffocamento nelle vene che da ancora più incertezze?

Questi dubbi non hanno risposte oggettive, semplici e/o descrittive, basta una virgola nel posto sbagliato e il significato viene travolto e stravolto in un battito di ciglia.

Io riesco ad esprimermi adesso con la mia arte, ma penso a tutti coloro che, per varie ragioni, non possono farlo.

Tutti abbiamo dei sentimenti, che andrebbero rispettati a priori.

Penso a coloro sanno come tacere ma vengono insultati, provano a volare basso e vengono sbalzati via dalle urla, alzano la testa e si scontrano con ignoranza, arroganza e finta apparenza.

Scrivo parlado di emozioni e guardando oltre, come a cercare ragioni lontane, come a voler tendere una mano verso l’ignoto, come provare a migliorare qualcosa che somiglia nero fumo.

Perchè chiedere scusa se, oggettivamente parlando, colpe non ne abbiamo?

Questo non si chiama essere deboli, avere mancanza di fiducia o non avere personalità.

Forse non sono più chiari i limiti di comportamento umano: non ci sono più consapevolezza e rispetto di sé e di tutto ciò che ci circonda, esseri umani, animali o piante, oggetti inanimati compresi.

Se i nostri spazzi, la nostra persona, vengono corrotti senza permesso e/o altri incitano a farlo, magari con cellulare alla mano, cosa si può fare?

Qualcuno sta male e ci giriamo dall’altra parte, forse sogghignando?

Se non capiamo qualcuno o qualcosa, dobbiamo commentare negativamente?

Stiamo scegliendo davvero di ignorare il rispetto?

Come siamo arrivati a questo?

Quando ogni generazione, oltre che migliorarsi e progredire, inizierà a comunicare ed essere ben disposta al vero ascolto, forse si potranno porre le basi per un vero cambiamento, almeno dal punto di vista emotivo.

Provare empatia è davvero il lusso più prestigioso ed esclusivo.

“divers*/distante/ stran*” e allora? Non è sempre stata questa la parte più interessante nel comunicare?

Come sarebbe trovare 10,100 o 1000 entità identiche?

La poesia che vi lascio in questo articolo si intitola “Eco” ed è tratta da “Riflessi di luna”.

Eco

Battito d'ali
il cuore,
mesto affligge
della vita
i margini piegati,
come lettere
dissipate
al vento,
l'ira:
dolce melodia
di note scomposte
echeggia,
lucido sguardo
violento brilla,
come vele
sull'acqua
il riflesso.

Simona Vanzi

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