Quando l’interrogatorio vi veste da caffè.

Ascoltiamoci.
La grammatica ci insegna che una domanda serve per sapere. La realtà, invece, ci dice che spesso serve per affermare. Esistono domande che non cercano una risposta, ma una conferma a un pregiudizio già impacchettato.
Quello che irrita non è il contenuto, ma l’architettura sonora: quel tono inquisitorio o quella condiscendenza che trasforma un interesse (forse finto) in un’invasione (piuttosto vera). In quei casi, la domanda non è più un’apertura verso l’altra persona, ma un perimetro in cui ci si sente costretti a stare.
Se vuoi chiedermi chi sono, fallo perchè vuoi guardarmi. Se vuoi conosce cosa c’è dietro di me usa la sincerità. Se non puoi gestire le domande che poni, prova ad ascoltarti.
“Sulla sabbia il cuore pulsante.”
Questo verso di “Nero” è tratto da Riflessi di luna e l’ho scelto perchè ci sono molte soluzioni, basta volerle cercare.


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